VELIATEATRO 2015 – XVIII EDIZIONE
L’intervista: Elisabetta Matelli

 

PARCO ARCHEOLOGICO DI ELEA-VELIA (SA) – 3-22 AGOSTO

«Anfitrione» di Plauto


Precede la rappresentazione un intervento della professoressa e drammaturga Elisabetta Matelli

Lunedì 3 agosto ore 21


La commedia di Plauto è protagonista nella prima serata di VeliaTeatro 2013: lunedì 3 agosto (ore 21) va in scena «Anfitrione». L’opera che narra la nascita del semidio Eracle, prodigiosamente concepito da Giove, il re degli dèi, e Alcmena, donna mortale, moglie di Anfitrione, re di Tebe. E che lo stesso autore alla fine del III sec. a.C. definì “tragicommedia”. L’introduzione della serata è affidata a Elisabetta Matelli, direttrice drammaturgica dello spettacolo, nonché docente di Storia del teatro greco e latino all’Università Cattolica di Milano e presidente dell’associazione «Kerkís. Teatro Antico In Scena» che presenta la messinscena. Alla professoressa sono rivolte alcune domande.

Quali sono gli spunti di «Anfitrione» e dell’opera di Plauto che fate emergere nel vostro lavoro?
Cerchiamo di proporre in scena un testo rispettoso dell’originale latino, di cui abbiamo curato una nuova traduzione, cercando far emergere, anche grazie a uno staff di attori esperti ma molto giovani, la formidabile vis comica plautina, carica di molta energia ma non volgare, intrigante nel gioco degli equivoci, sottile nelle allusioni, elegante nella sua forma. Attraverso l’uso di maschere, cerchiamo di rendere l’idea di come i personaggi doppi dell’Anfitrione, oltre a creare spassose situazioni di “scambio”, diano spunto alle modernissime riflessioni sulla finzione teatrale disseminate in tutta la commedia.

«Anfitrione» è una “tragicommedia”. In che senso l’opera si qualifica con questo termine?
Plauto, nel Prologo, conia il termine “tragicommedia” mettendolo in bocca a Mercurio, in una situazione di rottura della quarta parete, in cui l’attore/personaggio Mercurio narra la trama e riflette sul gioco teatrale. Esprime così l’idea che il confine tra tragedia e commedia possa essere sottilissimo (come già i greci Euripide o Menandro avevano ben mostrato): è infatti piuttosto inquietante incontrare un proprio identico doppio, dubitare della propria identità, cadere in una trappola di equivoci e scambi fino a perdere la fiducia in chi più amiamo. Ma anche di questo è possibile ridere.
Più in generale, l’importanza di fare teatro antico partendo dalla ricerca accademica.
La nostra idea è che spettacoli di teatro classico in scena oggi possano trarre giovamento dal fatto di essere recitati da attori “consapevoli”, con la capacità di comprendere anche sottili aspetti tecnici dei testi che recitano. Dietro a questo metodo c’è una ricercata combinazione tra seria ricerca scientifica e il desiderio di renderne fruibili i risultati attraverso attori capaci di emozionare il pubblico senza tradire il testo antico, ma interpretandolo coerentemente con profondità, in tutte le sue pieghe. La ricerca scientifica esce stimolata dalle domande che questi principi di messinscena pongono ai testi.
Una riflessione sul binomio tra sito archeologico e teatro antico, di cui VeliaTeatro è un esempio.
Uno spazio come il Parco Archeologico di Velia permette di collegarsi direttamente alle profonde e fondanti radici sapienziali di questi luoghi. Per noi è un’emozione essere qui. Al di là del grandissimo valore storico-culturale ed estetico dei resti archeologici, per noi che recitiamo teatro classico essere qui significa connetterci con la dimensione misteriosa, ma anche molto fisica, della vibrante “risonanza” di questo spazio, che chiede innanzitutto di essere percepita e ascoltata.

L’appuntamento. Nella prima serata di VeliaTeatro 2015, lunedì 3 agosto alle ore 21 sull’acropoli del Parco Archeologico di Elea-Velia, ad Ascea (SA), va in scena «Anfitrione», commedia di Plauto, rappresentata da «Kerkís. Teatro Antico In Scena», per la regia di Christian Poggioni e la direzione drammaturgica di Elisabetta Matelli. Precede lo spettacolo, l’intervento di Elisabetta Matelli, docente di Storia del teatro greco e latino all’Università Cattolica di Milano e presidente dell’associazione «Kerkís. Teatro Antico In Scena».

 

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