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velia teatro: edizione 2008

Una "scuola" nella natura

Velia (l’Elèa dei Greci), oltre ad essere una delle più suggestive località costiere del Cilento, costituisce un bacino archeologico di notevole interesse essendo stato uno dei più antichi insediamenti italioti (VI sec. a.C.), sede di una Scuola filosofica tra le più importanti dell’Occidente. La fondazione di Elèa ebbe luogo nel 540 a.C., quando secondo la testimonianza di Erodoto i Greci di Focea - sottraendosi all’assedio di cui il generale persiano Arpage aveva cinto la città per ordine di Ciro - presero la via del mare verso l’Occidente, raggiungendo Cirno (l’attuale Corsica) dove già esisteva una colonia focese. Ma questa seconda ondata migratoria segnò la rottura di certi equilibri, provocando la reazione degli Etruschi e dei Cartaginesi la cui alleanza fruttò l’allestimento di una flotta di 120 navi, che tra il 546 e il 540 a.C. si scontrò con la flotta focese nella battaglia del mar di Sardegna. Le qualità marinare dei Focesi - esaltate anche da Tucidide - compensarono la differenza tra le forze a confronto.

Ma fu una vittoria di Pirro. Quaranta delle sessanta navi focesi andarono perdute e le altre venti furono messe fuori combattimento. I Focesi allora abbandonarono la Corsica, facendo vela prima alla volta di Reggio, per poi risalire il Tirreno, bordeggiando lungo le coste del Cilento, sino a poche miglia a sud di Poseidonia (la Paestum latina). Fu l’oracolo della Pizia - che secondo Erodoto li guidò all’approdo finale - a suggerire loro la fondazione di Elèa alle foci del fiume Alento. E mai profezia fu più felice. All’epoca della colonizzazione focese il promontorio sul quale venne fondata l’acropoli era sul mare. Quasi a guardia dello stesso si trovavano le due isolette di Pontia e Isacia, che emergevano dal Tirreno a poche decine di metri dall’estuario dell’Alento.

L’ira di Poseidone ne cancellò l’esistenza unendole alla terraferma: Elèa ha così perduto le sue naturali sentinelle. Anche se il tracciato delle mura perimetrali denota la limitata estensione della città che non raggiunge - a differenza di altre colonie della Magna Grecia (come Crotone e Sibari) - grandi dimensioni, ciò nulla toglie al profondo fascino che i resti dell’insediamento focese sono in grado di esercitare sul visitatore. Senòfane, che ne fu il fondatore, 2500 anni fa teorizzò in quelle contrade l’unicità del dio, in antitesi alla moltitudine di dei dalle sembianze umane, al culto dei quali i giovani venivano iniziati nella Grecia metropolitana, a quel tempo dominata dal politeismo antropomorfico che ispirò i poemi di Omero e di Esiodo: per essi letture d’obbligo. Parmenide, il più grande degli Eleati, fu medico, legislatore, filosofo e teorizzò l’unicità dell’essere e la sua curvilinea illimitatezza.

Francesco Castiello